<<Più divento famoso, più mi tollerano, anche se con un po’ di scetticismo.>> HR GIGER
Testuali parole del suo insegnante: <<i tuoi lavori sembrano cose malate ed assomigliano ad un collo di vacca, finirai a fare il commesso ai grandi magazzini.>>
<<Giger ha attivato i circuiti del suo cervello che controllano la politica monocellulare del nostro corpo, delle nostre tecnologie botaniche, delle nostre macchine di aminoacidi. (...) In queste opere ci vediamo come embrioni striscianti, come creature fetali, protette dall'involucro dei nostri ego in attesa del momento della metamorfosi e della rinascita; vediamo le nostre città, la nostra civiltà, come arnie, formicai popolati da creature diverse. Vediamo noi stessi. L'era delle città é finita. Nessun uomo libero e intelligente vorrebbe trascorrere la sua vita come un roditore, misterioso e spettrale, in una metropoli cavernicola. Ogni cittadino è come una larva embrionale che aspetta di tramutarsi in un essere cangiante, che vola in alto. I quadri di Giger sono segnali di una mutazione.>> TIMOTHY LEARY
[b:7f1158cdf0]INTRODUZIONE[/b:7f1158cdf0]
"La vera arte ha il potere di renderci nervosi", scriveva SUSAN SONTAG.
Questa definizione si adatta magnificamente all'opera e al talento di Hans Ruedi Giger, visionario, profetico, surreale, è difficile etichettare l'arte di Giger, che si pone tra un iperrealismo di sconvolgente efficacia ed una grafica lucida e netta che nella sua complessità si rivela gelidamente astratta. Le sue creazioni sono influenzate dai grandi maestri del surrealismo e dell’arte alternativa, da Dalì a Bosh ad Arman, ma vengono codificate in un linguaggio del tutto originale.
Cosa può spingere Giger a concepire le sue gelide ed incredibili creature postumane e ad immaginarle in scenari cupi, sconvolgenti e infernali se non una percezione drammatica del tempo come distorsione del luogo in cui fare emergere le sue visioni? Il tempo come simbolo di mutamento, ma anche come presenza assoluta, come motivo di degenerazione e di dissoluzione della realtà che ne rimane prigioniera: L'attimo infinito che non comincia e non si conclude ma che si realizza in un luogo diverso. H.R. Giger è uno di quegli autori che scardina il senso comune della bellezza per tramutarlo in un misterioso incubo, che comunque affascina e sconvolge chi si avvicina ad una sua opera.
Nonostante le profonde inquietudini e il senso di disagio che attraversano la sua opera, Giger confessa di avere avuto un'infanzia meravigliosa. Ben presto però l'amore e l'attrazione per il macabro iniziarono a far sentire tutta la loro potenza. Da piccolo Giger si rifugia sempre più spesso nel punto più scuro della casa. E' lì che Hans poteva cullare quelle visioni che, da grande, avrebbe espresso nei propri quadri.
[b:7f1158cdf0]LA VITA[/b:7f1158cdf0]
Hans Ruedi Giger nasce nella cittadina di Chur in Svizzera nel febbraio del 1940. Studia dopo il liceo, architettura e disegno industriale alla Scuola di Arti Applicate di Zurigo dove si è trasferito con la famiglia. Incomincia a lavorare come designer d'interni. Ma nel 1968 abbandona la professione per dedicarsi esclusivamente all'arte e già nel 1969 espone le sue opere in alcune gallerie. Sempre nel 1969 viene pubblicato un poster da lui realizzato: si tratta del suo primo lavoro su commissione. Nei primi anni Settanta assurge a una certa fama con la realizzazione della copertina di Brian Salad Surgery, per la rock band inglese Emerson Lake & Palmer. Negli anni seguenti perfeziona la sua tecnica, soprattutto nell'uso dell'aerografo. Con Alexandro Jodorowsky partecipa al progetto del film «Dune», che però verrà realizzato qualche anno dopo da David Lynch. Nel 1977, quando ormai i suoi lavori sono conosciuti e apprezzati in tutto il mondo ma solo da una ristretta cerchia di appassionati, incomincia a collaborare alla realizzazione del film «Alien» di Ridley Scott, inventando "l'alieno" del titolo e gran parte delle scenografie. Il lavoro sul film, oltre a farlo conoscere al grosso pubblico, gli fa vincere un Oscar nel 1980. In seguito ritornerà al cinema parecchie volte: per «Poltergeist 2», per «Aliens», per «Alien3», per «Goho Dogi» del regista giapponese Akio Jitsusoji e, ultimamente, per realizzare "Syl", la splendida, sensuale e fatale creatura del film «Species - Specie mortale» di Roger Donaldson. Attualmente vive in Svizzera conducendo una vita appartata, ai limiti dell'isolamento.
[b:7f1158cdf0]LE OPERE[/b:7f1158cdf0]
<<Se è vero che follia e genio vanno di pari passo, penso si possa dire che H.R.Giger è un grandissimo pazzo!>> D. DE PAOLA
Nei quadri di Giger, lo sfondo si ibrida spesso con i soggetti ritratti, inglobandoli e nutrendosene; mentre a volte sono gli stessi soggetti che vanno a costituire lo sfondo o il paesaggio dell'opera.
Le sue opere presentano architetture ed ambientazioni spesso incomprensibili composte da elementi dall’ aspetto meccanico ed organico, da corpi che per evoluzione genetica si sono fusi con macchine allucinanti o si sono ridotti alle loro funzioni fondamentali tanto da diventare stomaci con le gambe o braccia fuse con gambe e quanto altro si voglia, nonché da organi genitali. È facile scandalizzarsi ed etichettare negativamente un lavoro simile, eppure la sua opera non è mai banale e fine a se stessa.
Se L’arte è anche provocazione, ebbene lui è il provocatore per eccellenza.
Giger crea immagini provocatorie colpendo i simboli inconsci dell’immaginario comune. Non vuole scandalizzare ma mettere a nudo le sue nevrosi e mostrare al mondo un altro mondo, quello che popola la sua mente, magari disturbata, ma non per questo poco interessante (chi si scandalizza farebbe bene a farsi l’esame di coscienza, perché spesso la malizia non sta nell’oggetto, ma in chi lo guarda).
Tutti i propri incubi Giger li ha esorcizzati trasformandoli in arte grazie a quel micidiale psicanalista che nelle sue mani diventa l’aerografo.
Egli ha saputo ritrarre l'inferno come se l'avesse visto in fotografia. Del suo paesaggio natale (la Svizzera) ha saputo realizzare una caricatura infernale assolutamente d'impatto.
Si trova a proprio agio a giocare con le angosce che risiedono in ciascuno di noi, a manifestarle, a dare un corpo alle idee più nere, alle paure più spietate. I suoi paesaggi organici sono popolati da incubi, da creature non ancora sviluppate, da embrioni ibridi, come se fosse tutta una progenie di malattie e di imperfezioni che esistono, ma che si vogliono tenere nascoste.
Giger toglie il velo a queste "vergogne" e ce le fa vedere, mettendo a nudo l'ipocrisia di chi ha sempre negato certe cose.
La stessa religione è stata molte volte toccata da Giger, ovviamente sul "divino" ha avuto la priorità il "maligno", anche a costo di farsi una fama di "poco di buono" per alcune caricature religiosamente di cattivo gusto... Famose le sue opere di Biomeccanoidi, nelle quali esplora, come sempre in maniera esagerata, le nuove tecnologie umane applicate alla "carne"... visioni di mostri di carne e acciaio, monoliti viventi che stanno a monito di un'umanità sempre più proiettata nel futuro. Qualsiasi cosa l'uomo faccia o scopra, Giger è sempre pronto a portare all'eccesso il discorso, e a scioccare con la sua vena di "humor nero" e spettrale.
Se si dovesse fare un paragone con un vecchio modo di dire... nel caso degli scheletri nell'armadio... Giger e' l'armadio…
[b:7f1158cdf0]GIGER E IL FUTURO[/b:7f1158cdf0]
Viviamo in una fase di passaggio, scenari di mutazione non ancora ben definiti sono in atto, ovunque si avverte la necessità di una radicale riscrittura dei codici bio-culturali del mondo occidentale.
Giger ha "ri-progettato" un futuro in modo molto diverso da ciò che l’iconografia fantascientifica classica ha sempre rappresentato: la grande intuizione di Giger è che il futuro, la macchina, la comunicazione, la tecnologia avrebbero mutato non il mondo ma l'uomo stesso: strutturalmente, biologicamente, geneticamente. Giger, quindi, esprime la provocazione estrema: la soluzione per tornare ad essere padroni del proprio destino è quella di unirsi fisicamente alla macchina, un incesto che riunisca il come al perché. Una mutazione psicofisica e genetica per riunire le estremità; la nascita del biomeccanoide, della macchina uomo, sesso e metallo, sangue e bit in un'unica soluzione.
I biomeccanoidi gigeriani, sono esseri ambigui, commistione tra organico e inorganico, fra vivente e non-vivente; ma il non-organico comincia a prevalere togliendo ogni residuale speranza d’umano e umanità. Come un cancro creatore, il metallo degli oggetti di cui ci circondiamo si insinua sotto la pelle e ci modifica, arricchendo i nostri corpi di nuovi, infiniti sensi.
La ricreazione della vita, la progettazione dell’esistenza, la visione del futuro, sono state pulsioni fondamentali di quell’arte che ha perseguito come proprio fine la sperimentalità, dal livello estetico a quello sociale e culturale: questa è l’arte di Giger. Un’arte che s’interroga sulla caduta dell’universo antropocentrico, sulla natura artificiale generata dall’uomo, sui nuovi linguaggi tecnologici, sulla totalità esistenziale dell’individuo, sulla sua nuova dimensione ambientale.
Le sublimi e terribili creature di Giger ci danno quindi il senso di un futuro/presente perfetto e mostruoso, dominato dalla lucida follia delle macchine e ricreato in funzione di esse.
Nessuna illusione ideologica, ma solo un sentimento violento di sopravvivenza, la ricerca di un rapporto con la velocissima ed incalzante civiltà delle macchine e la scelta/necessità di "essere" la tecnologia per non esserne posseduti. Un segno di volontà e quindi di vita.
[b:7f1158cdf0]INTERVISTA A GIGER: Biomeccanoidi e il futuro dell’uomo[/b:7f1158cdf0]
GIGER: <<L'uomo del futuro sarà apparentemente simile a noi, ma corazzato come un panzer. Sarà capace di sopravvivere nel deserto grazie a una tuta di pelle biologica che ricicla il sudore come nuova risorsa idrica. Parlo di mostri: qualche volta sono solo piccole invenzioni, giochi di connessioni possibili tra uomo e macchina, tra organico e inorganico, naturale e sintetico, reale e virtuale. Opposti semplicissimi che aprono però possibilità infinite alla sperimentazione 'in figure‘.
Paradossalmente l'uomo non è adeguato al mondo in cui vive; ha troppo caldo o troppo freddo, non può toccare il fuoco, non è capace di respirare in acqua. Sta bene solo nel suo continente, all'asciutto, e la natura non gli ha dato alcun equipaggiamento per godere del mondo tutto intero, per viverne ogni stato fisico. Questo lo condiziona fisicamente e mentalmente. E' nudo, e a dispetto di ogni lettura creazionista dell'universo non è "ben fatto".
Assistiamo oggi ad un grande impegno della creatività in visioni futuribili, sembra che le forze creative di tutto il pianeta siano concentrate sulle previsioni di un nuovo scenario: la musica produce suoni più simili ad ultrasuoni, i film raccontano di invasioni da o su altri pianeti, i fumetti regalano viaggi allucinanti simili a incubi o sogni. Dobbiamo esercitarci molto oggi per essere più preparati per quello che sta arrivando. Se si prevede il tempo e l'ora, farà meno paura quando accadrà davvero.>>
INT: Sembra una specie di strategia di guerra.
GIGER: <<Al contrario, la guerra rende incerto il futuro. La guerra non prepara mai un'evoluzione, almeno questo sembra che l'abbiamo imparato. La guerra non consente previsioni per l'umanità, né statistiche scientifiche o biologiche; semplicemente c'è chi sopravvive, e chi No. In questo stato di pace apparente, invece, il futuro è più grande, perché sta arrivando per tutti.
Le mie creature biomeccaniche hanno una parte di invenzione e una di realtà, ma la parte inventiva sfocia spesso in una critica sociale, e dunque molto, molto umana.>>
INT: Vale la pena perdere le debolezze per una invulnerabilità non più umana?
GIGER: <<Non lo so. Posso dire solo che sarei felice se tutto quello che ho disegnato non si realizzasse mai.>>
[b:7f1158cdf0]CONCLUSIONI[/b:7f1158cdf0]
H.R. Giger ha illustrato e immaginato i sentimenti e le paure più profonde che risiedono nell’inconscio umano.
E’ per questo motivo che colpisce, sconvolge, spaventa e nello stesso momento affascina chi si sofferma ad ammirare le sue opere.
Egli ci “invita” ad una riflessione sulla natura dell’uomo, sul suo rapporto con la tecnologia, la religione, la morte, la nuova vita, l’evoluzione…ammesso di averne il coraggio…poiché è proprio quando ci si guarda allo specchio che si scopre che l’immagine che vi e riflessa non e’ esattamente quella che speravamo di trovare…
La diversità espressa da quelle creazioni ricorda che non siamo perfetti e rammenta che e’ proprio nel guardare ciò che non vogliamo vedere e che fa paura la via per capire qualcosa di più sull’essere umano.
<<La gente ha paura di quello che non riesce a capire>> Dal film: The elephant man di David Lynch
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI: Luigi Pedrazzi, Arteutopia ; D. De Paola ; Timothy Leary ; HR Giger ARh+
Comincio:
IL FOLLE:
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IL MAGO:
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LA PAPESSA:
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L'IMPERATRICE:
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L'IMPERATORE:
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IL GEROFANTE (IL PAPA) :
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GLI AMANTI:
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IL CARRO:
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LA FORZA:
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L'EREMITA:
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LA RUOTA DELLA FORTUNA:
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LA GIUSTIZIA:
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LA STREGA APPESA (L'APPESO):
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LA MORTE:
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L'ALCHIMISTA (LA TEMPERANZA):
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IL DIAVOLO:
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LA TORRE:
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LA STELLA:
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LA LUNA:
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IL SOLE:
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IL GIUDIZIO
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L'UNIVERSO:
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http://www.my-event-horizon.de/index.php?hrgiger-tarot
Se le opere offendono la vostra sensibilita' ditelo che le tolgo...
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